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Srila B.R. Sridhar Maharaj

Śrīla B.R. Śrīdhar Mahārāj parla con uno scienziato nel 1981 a proposito dello sfruttamento, del salvare sé stessi e salvare il mondo (estratti dal libro: “La ricerca di Śrī Kṛṣṇa, la Meravigliosa Realtà”).

Stanno sfruttando la natura per ottenere un apparente beneficio per la società umana, ma in questo modo stanno in realtà contraendo un debito con la natura che dovrà essere pagato con gli interessi.

Poiché essi non credono a tutto ciò, non avranno mai pace. Saranno costretti a pagare quel debito; la natura non li dimenticherà. La natura è come un computer che calcola.

Per cui questa civiltà è in realtà un’anti-civiltà. L’intero sistema è corrotto, è una falsità, un tradimento verso il mondo dell’anima.

Ma la nostra strategia è differente: vita semplice e pensiero elevato.

Dobbiamo fare il miglior uso di un cattivo affare. In un modo o nell’altro siamo arrivati fin qui, per cui ora dobbiamo utilizzare il nostro tempo e la nostra energia in modo tale che con il minimo sfruttamento possiamo uscire da questa situazione.

La scienza sta solo prendendo in prestito, estorcendo energia dalla natura. Secondo Newton: “Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”. Dobbiamo essere consapevoli di questo fatto. Tutte le nostre acquisizioni qui non valgono niente: come un boomerang, tutto ritornerà nuovamente a zero.

Per cui il progresso tecnologico non è vero progresso. È progredire nella direzione sbagliata.

In verità, la necessità primaria di ogni essere vivente è salvare sé stesso. Questo dovrebbe essere il nostro punto di partenza.

Nelle Upanishad viene detto:

asato mā sad gamaya
tāmaso mā jyotir gamaya
mṛtyor māmṛtaṁ gamaya

(Bṛhad-āraṇyaka-upaniṣad)

“Sono mortale, rendimi immortale; sono immerso nell’oscurità dell’ignoranza, portami alla (vera) conoscenza, alla luce; sono minacciato dalla sofferenza, guidami verso la beatitudine”.

Dovremmo cominciare il nostro lavoro di ricerca seguendo questi tre obiettivi: come salvare noi stessi e come salvare il mondo; come rimuovere l’oscurità e raggiungere la luce, l’illuminazione; come rimuovere la sofferenza e gustare il nettare, la dolce vita fatta di eternità, conoscenza e beatitudine (sat-cit-ānandam, satyam-śivam-sundaram).

Questa dovrebbe essere la nostra linea di ricerca; tutte le altre ricerche sono fasulle. Questa cosiddetta ricerca scientifica sta inseguendo una chimera, è suicida.

I fisici atomici capiranno che questo tipo di scienza divora sé stessa, succhia il suo stesso sangue. Vivrà nutrendosi della propria carne e della carne dei suoi amici.

Dobbiamo familiarizzare con l’aspetto vitale della conoscenza pura, reale. Dobbiamo immergere noi stessi e gli altri in quella conoscenza, rimuovere l’oscurità e portare luce, eliminare l’infelicità e stabilire l’armonia eterna.

Oggi scienza significa estendere la giurisdizione dello sfruttamento, sapendo bene che ci saranno reazioni. Estendendo lo spazio dello sfruttamento, anche noi saremo sicuramente sfruttati.

Se una persona consapevolmente commette un’offesa, sarà punita maggiormente. Per cui, il cosiddetto avanzamento scientifico, è suicida.

Abbiamo la prova di questo, davanti ai nostri occhi: gli Stati più potenti del mondo si minacciano l’un l’altro con armi atomiche, che sono appunto il prodotto più sofisticato della scienza.

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