Conosci te stesso | Archeologia Spirituale

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Dobbiamo diventare “archeologi spirituali” se vogliamo svelare il sé, se vogliamo comprendere chi siamo veramente. “Conosci te stesso” recita il famoso aforisma del Tempio di Apollo di Delfi!

Conosci te stesso | Archeologia Spirituale

Gli archeologi materiali cercano indizi per comprendere civiltà morte da tempo; gli archeologi spirituali cercano indizi per dissotterrare la conoscenza del vero sé.

I primi cercano di scoprire i segreti dei morti; gli ultimi cercano di scoprire il segreto della vita, il segreto della coscienza.

Sappiamo che la coscienza è sepolta in noi, in qualche luogo, perché osserviamo gli effetti della coscienza nei suoi artefatti grossolani e sottili: il corpo, la mente e l’intelletto.

Ma qual è la natura della coscienza? Abbiamo una vaga idea, ovviamente, ma non lo sappiamo per certo.

Scavare ed esplorare le differenti concezioni del sé ci darà indizi preziosi, e gli strumenti per questa spedizione sono l’introspezione e l’autoanalisi.

Nella Bhagavad-gītā (3.42) Śrī Kṛṣṇa descrive quanto profondamente il vero sé sia sepolto sotto al corpo, alla mente e all’intelligenza: le concezioni materiali grossolane e sottili del sé:

indriyāṇi parāṇy āhur indriyebhyaḥ paraṁ manaḥ
manasas tu parā buddhir yo buddher paratas tu saḥ

I sensi sono superiori al corpo (indriyāṇi parāṇy) perché senza i sensi non potremmo sperimentare la materia; la mente è superiore ai sensi (indriyebhyaḥ paraṁ manaḥ) perché senza la mente non potremmo interpretare quella esperienza; l’intelletto è superiore alla mente (manasas tu parā buddhir) perché senza intelligenza non potremmo imparare dalle esperienze e adattarci; e il sé, o la coscienza, è superiore all’intelletto (yo buddher paratas tu saḥ) perché senza coscienza non potremmo sperimentare nulla. Non esisteremmo!

Questo verso è la nostra Stele di Rosetta: la chiave per decifrare il mistero della coscienza.

Śrī Kṛṣṇa ci dà innumerevoli indizi: da dove cominciare, che cosa cercare, e i nomi e l’ordine degli strati attraverso i quali scavare.

In quanto archeologi spirituali (ricercatori dell’anima) dobbiamo scavare sotto la superficie del corpo, accuratamente rimuovere le escrescenze della mente, continuare oltre l’intelletto, e vagliare attraverso i reperti e le reliquie delle vite precedenti (il falso ego che forma la nostra percezione di chi siamo) se speriamo di arrivare a scoprire il tesoro nascosto: la pura anima spirituale, sepolta così profondamente sotto le concezioni materiali e artificiali del corpo, della mente e dell’intelletto che costituiscono il falso ego o il sé contraffatto.

Questo è ciò che Śrīla B.R. Śrīdhar Mahārāj intendeva con “immergersi profondamente nella realtà”. Non scopriremo nulla di sostanziale semplicemente gingillandoci sulla superficie esterna. Dobbiamo immergerci profondamente nella nostra coscienza per scoprire la nostra vera ricchezza: il tesoro nascosto dell’anima.

yā niśā sarva-bhūtānāṁ tasyāṁ jāgarti saṁyamī
yasyāṁ jāgrati bhūtāni sā niśā paśyato muneḥ

“Ciò che è giorno per il saggio che controlla la propria mente e i sensi è notte per tutti gli esseri, e ciò che è giorno per tutti gli esseri è notte per il saggio che vede. (Gli esseri viventi assorbiti nella vita mondana sono inconsapevoli della gioia spirituale dell’anima realizzata, che rimane indifferente alla loro ricerca dei piaceri dei sensi, priva di gioia spirituale)”. Bhagavad-gītā (2.69)

Se limitiamo la nostra ricerca a ciò che è appare sulla superficie dell’ambiente materiale (yā niśā sarva-bhūtānāṁ) non scopriremo mai il vero sé sepolto profondamente all’interno (tasyāṁ jāgarti saṁyamī).

Se mai esploreremo sotto le coperture materiali esteriori (yasyāṁ jāgrati bhūtāni) non realizzeremo mai chi siamo (sā niśā paśyato muneḥ).

Pronti, giovani archeologi? Cominciate a scavare…

Śrīpad Bhakti Lalit Akinchan Mahārāj

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