Che cos’è lo Yoga?

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Sripad Bhakti Kamal Tyagi

Sripad B.K. Tyagi

Un’introduzione al karma, jnana e bhakti yoga

In questo articolo Swami B.K. Tyagi ci spiega che cos’è lo yoga facendo un’introduzione generale a questa pratica millenaria.
Guarda il video originale sottotitolato in italiano al link: https://youtu.be/Ce-HQq4EWBY

Sri Krishna enuncia la Bhagavad-gita ad Arjuna

Sri Krishna enuncia la Bhagavad-gita

Lo Yoga della Bhagavad-gita

La Bhagavad-gita è un un trattato sistematico sullo yoga. Qualcuno lo considera anche il testo che tratta la scienza del dharma. In maniera molto sistematica, la Bhagavad-gita spiega: chi siamo, in che modo funziona questo mondo, quali sono i vari stili di vita che possiamo adottare e i livelli di esperienza che possiamo raggiungere in questo mondo e, infine, qual è l’ideale più elevato al quale dovremmo aspirare.

Questo ideale è perseguibile da tutti in qualsiasi circostanza, e quindi la Gita spiega le diverse pratiche da seguire in accordo al grado evolutivo raggiunto da ciascuno.

Nello Srimad-Bhagavatam (o Bhagavat Purana), è spiegato che ci sono tre tipi fondamentali di yoga e che ogni altro yoga è un ramo di uno di questi tre. Questi tre tipi sono chiamati Karma yoga, Jnana yoga e Bhakti yoga, che in italiano si possono tradurre come lo yoga dell’azione, lo yoga della conoscenza e lo yoga della devozione.

Nei capitoli della Bhagavad-gita vengono presentate queste pratiche come i pioli di una scala. Krishna comincia a spiegare i processi dello yoga dell’azione, passando per lo yoga della conoscenza e in ultimo tratta lo yoga della devozione.

Tra gli stadi della conoscenza e della devozione c’è una sezione che si dice essere la principale sub-ramificazione dello yoga della conoscenza che diventa lo yoga della meditazione o la pratica della meditazione (conosciuto anche come ashtanga yoga o gli otto rami dello yoga)

Patanjali e gli Yoga sutra

Yoga Sutra di Patanjali

Molto conosciuta oggi è un’opera composta da un saggio di nome Patanjali chiamata Yoga Sutra. Questo testo è principalmente una guida alla meditazione. Qui vengono descritti gli otto rami dello ashtanga yoga.

Per cominciare ci sono alcuni principi e linee guida da seguire da applicare nella tua vita, una serie di cose da fare e una serie di cose da non fare (Yama e Niyama), quindi una serie di posture (Asana) da eseguire per poter purificare il corpo e far sì che esso non disturbi il praticante che aspira a meditare, e alcuni esercizi di respirazione (Pranayama) per purificare il sistema nervoso e calmare la mente, in modo tale che il tuo stile di vita e il tuo corpo psico-fisico siano in armonia.

Quando gli oggetti del mondo esterno non disturbano più i nostri sensi di percezione, il corpo e la mente, ossia quando i sensi sono ritratti dai loro oggetti (Pratyahara) si può cominciare a concentrare la mente (Dharana) e successivamente a condurla verso la meditazione (Dhyana) e infine raggiungere lo stato di Samadhi.

Krishnamacharya, il padre dello yoga moderno

Queste pratiche esistono da molte migliaia di anni ma fu solo intorno al 1800 circa che cominciarono a essere utilizzate da persone che non erano necessariamente interessate alla meditazione ma erano interessate all’esercizio fisico e al fitness.

Lo yoga oggi

Uno degli insegnanti più conosciuti era Krishnamacharya e apparteneva alla tradizione Vaishnava. Venne in un certo senso assunto per fare da “personal trainer” presso la corte di un re e il suo compito era di allenare i princìpi e altri giovani appartenenti a una élite nel suo regno.

Lui praticava un tipo di tradizione Vaishnava che poneva molta enfasi sulla meditazione ma aveva passato del tempo con un monaco di un altro lignaggio, quello di Shankaracharya. Aveva imparato una serie di Asana da altri maestri ma oltre a quello disse di avere avuto una sorta di esperienza divina nella quale alcune di queste pratiche gli furono rivelate. A un certo punto ne fece un libro e cominciò ad insegnarle alle persone di questa élite perché era sponsorizzato da questo re e cominciò così una scuola.

La scuola cominciò a funzionare e quindi altre persone volevano partecipare e alcuni dei suoi studenti divennero i primi a portare lo yoga al di fuori dell’India e a diffonderlo in tutto il mondo. Forse avete sentito i nomi Iyengar o Pattabhi Jois e ce ne sono altri ancora.

Questa sostanzialmente è la causa dell’esplosione occidentale della cultura dello yoga in quanto esercizio e stile di vita. E da questi insegnanti sempre più persone hanno cominciato ad andare in India per imparare, e una volta tornati in l’Occidente hanno cominciato a prendersi alcune libertà e ad adattarlo agli interessi e ai bisogni e alla cultura locale.

Ora lo yoga si è allontanato talmente tanto dalle sue origini che molte persone che ne vengono a contatto non sono affatto consapevoli di cosa in effetti sia e da dove venga. A cosa servisse originariamente lo yoga e in che modo fosse praticato non è quasi più rintracciabile.

Conosci te stesso

Dunque la pratica di tutte queste posture fisiche originariamente non era intesa a perseguire la salute fisica in senso generale ma in realtà era un mezzo per facilitare la meditazione, che era essa stessa parte di questo processo di realizzazione spirituale.

Originariamente il raggiungimento della realizzazione spirituale è il concetto alla base dello yoga. Per cui qual è il principio guida che era all’interno dello yoga nella sua concezione originaria? Questo lo troviamo spiegato meravigliosamente nella Bhagavad-gita. La prima lezione che Krishna insegna ad Arjuna è: conosci te stesso, (il tuo vero sé), è la comprensione della vera natura non solo di me o di te ma di ogni essere vivente. Krishna spiega semplicemente:

na tv evāhaṁ jātu nāsaṁ na tvaṁ neme janādhipāḥ
na caivana bhaviṣyāmaḥ sarve vayam ataḥ para (BG 2.12)

“Mai ci fu un tempo in cui Io, tu, e tutti questi re non esistemmo. Così come esistiamo nel presente, così siamo esistiti nel passato e continueremo ad esistere nel futuro”.

In altre parole ciascuno di noi è un essere vivente eterno, nessuno qui è mai nato e nessuno qui morirà mai. A questo punto una persona pensa: “Beh, io sono certamente nato, come è possibile negarlo? E senza dubbio ho visto le persone morire! Quindi com’è possibile che si stia dicendo questo?” Ma ciò che intende dire Krisna ad Arjuna è che i corpi nascono e i corpi muoiono ma l’anima, ciò che è chiamato Atma o jiva, il vero sé, quella non nasce né muore mai. Per cui viene fatta questa distinzione tra il corpo e il sé.

Per trovare un senso nella vita questo è il primo principio che dobbiamo capire. Se non capiamo chi siamo allora ciò che è buono per noi, ciò che non lo è, ciò che può aiutarci o ciò che ci danneggia… niente di tutto ciò avrà senso. L’intera equazione, la conclusione, niente avrà un senso se non cominciamo con i giusti dati, se non abbiamo le giuste misure per cominciare.

Quindi innanzitutto comprendi questo: tu sei un essere eterno, che non sei mai nato che non morirai mai. E che il vero scopo della tua esistenza è in relazione a quell’aspetto eterno di te, non a questo aspetto materiale temporaneo. E quindi, una volta che ha spiegato quel concetto, Krishna dice: “Adesso ti insegno che cos’è lo yoga”.

Agire nello Yoga

Yoga significa agire in accordo alla tua vera natura, mettere in pratica tutto questo nella vita. Come faccio a vivere questo fatto che io sono un’anima, un eterno essere vivente e non questo corpo fisico che finirà di esistere, e come posso sentire la gioia o la bellezza che mi si può rivelare? Questo è lo yoga.

Le persone che sono familiari con tutte queste cose a volte trovano un po’ di ironia nel vedere che oggi, quando si pensa allo yoga, si pensa immediatamente a qualcosa che è salutare per il corpo, quando invece l’intera cultura originaria dello yoga si fonda sulla realizzazione che tu non sei il corpo.

Ma senza dubbio realizzare che il tuo vero sé non sia questo corpo non significa che il corpo cessi di esistere, che non ci sia bisogno di occuparsene. Anzi! È necessario che lo curiamo, ma in che modo possiamo farlo così che sia favorevole alla nostra crescita spirituale?

Quindi Krishna va avanti a parlare e a definirne l’essenza. E la definizione più semplice che ne dà è questa:  

karmaṇy evādhikāras te mā phaleṣu kadācana
karma-phala-hetur bhūr mā te saṅgo ’stv akarmaṇi (BG 2.47)

Questo significa: ciò che puoi fare nella vita, avendo realizzato che tu sei questo essere eterno, è continuare ad agire. Non devi fermarti e sederti da qualche parte, rinunciando a tutto o rinnegando ogni cosa. No! Continuerai a interagire con tutte le cose in questo mondo, continuerai a svolgere i tuoi doveri ma non lo farai con la sola motivazione di cercare di accumulare e godere o consumare delle cose fisiche intorno a te.

Agirai, ma senza attaccamento per il risultato dell’azione. Non penserai che il beneficio o che lo scopo del tuo agire è solo per te. Non lo farai in una maniera che è completamente incentrata su di te, ma anzi penserai: farò del mio meglio nel compiere il mio dovere e ciò che ne risulterà o meno non mi turberà. Rimarrò equanime.

E dopo dice: siddhy-asiddhyoḥ samo bhūtvā, ossia che durante il processo, sia nella perdita che nel guadagno, sia che riceva lodi o critiche, nel piacere o nel dolore, in mezzo a tutte le dualità che attraverserò durante la vita, rimarrò stabile, rimarrò composto. In parole povere: non ne farò un dramma se le mie aspettative non vengono soddisfatte!

Manterrò un equilibrio in mezzo a tutte queste dualità perché ho uno scopo nella vita che va oltre qualsiasi perdita o guadagno di qualunque cosa di questo piano materiale. Perché ho realizzato che sto agendo in accordo alla mia vera natura, sto agendo in accordo al mio sé eterno e quindi questa è di per se stessa la ricompensa.

Quando riuscirò davvero ad agire in quello spirito disinteressato automaticamente sentirò quel tipo di felicità, un tipo di soddisfazione derivante solamente da ciò. E sia che vinca o meno il gioco, che io perda la partita non importerà. Che io ottenga il risultato oppure no: non sarà in base a questo criterio che sarò soddisfatto. A quel punto potrò attingere a una sorgente illimitata di gioia e soddisfazione che già esiste dentro di me, che nessuno può vendermi o rubarmi. È lì per tutti in quantità illimitata.

Qual’è il principio guida?

È detto che la natura reale dell’anima è dare, è servire! In ultimo: amare. Per cui quando viene detto di essere equanime sia in caso di perdita che dil guadagno e così via, significa che continueremo ad agire nello spirito di cercare di dare, nello spirito di cercare di servire.

E se lungo la via otterremo molte cose che ci aiutano in questo, o perdiamo cose di cui abbiamo bisogno per farlo, applicheremo il nostro yoga, cioè applicheremo il nostro stato di equilibrio ed equanimità in mezzo a tutto ciò. Manterremo quello spirito di dare, quello spirito di condividere noncuranti degli eventi che accadono. Per cui non agire solo allo scopo di ricavarne qualcosa per te stesso ma non smettere, non smettere mai di agire!

Questo è ciò che le persone con un’esperienza matura arrivano a capire: che tutti questi oggetti e prodotti della cultura del consumismo alla fine non ci soddisfano.

E quando cerchiamo quella sorgente di soddisfazione più elevata, scopriamo questa notizia meravigliosa: che la felicità non è qualcosa che abbiamo bisogno di ottenere o raggiungere o comprare, ma in realtà è la nostra stessa natura! In realtà è semplicemente ciò che sei! E se non lo percepisci già significa che c’è un qualche condizionamento, c’è uno schema nel tuo modo di pensare e vivere e agire che deve essere aggiustato.

E questo è ciò che fa il processo dello yoga: è portarci ad armonizzarci con la nostra vera natura. Agisci! Come? Nello spirito di dare e non nello spirito di prendere. Agisci con uno spirito di altruismo, non con uno spirito di egoismo e rimarrai stupefatto di quale sorta di trasformazione, di miglioramento della qualità della vita che troverai.

Questo procedimento è chiamato citta shuddhi o la purificazione della coscienza.

Krishna dice ancora: sarvaṁ karmākhilaṁ pārtha jñāne parisamāpyate, il risultato finale di tutto l’intero processo dell’azione disinteressata è il sorgere di jnana, il sorgere della conoscenza o della consapevolezza spirituale. Quando qualcuno arriva a questa esperienza diretta, quando realizza che continuerà a vivere al di fuori dell’esistenza di questo corpo e a vivere eternamente, all’improvviso tutte le priorità cambiano.

Quindi si realizza che vivere tutta la vita solo cercando di reperire oggetti per ottenere comodità materiali è solo una perdita di tempo! Non che non abbiamo bisogno di queste cose o che non cerchiamo di procurarcele, ma fare di questo il solo scopo della mia vita significa tradire lo scopo stesso dell’esistenza! Se io sono un essere eterno, dev’esserci qualcosa del mondo eterno dal valore eterno che io possa percepire ed ottenere.

Quindi si vuole dirigere la propria coscienza, si desidera avere un’esperienza di qualcosa al di là di questo piano materiale… ed è qui che comincia la cultura della meditazione; è qui che comincia questo tentativo di indirizzare la nostra consapevolezza lontano da questo piano materiale grossolano, ed è qui che si sviluppa tutto ciò che comunemente chiamiamo metodo yoga: come sia possibile controllare il nostro corpo fisico in modo da avere questo limpido stato mentale e un’ininterrotta concentrazione che ci permetta di accedere a un’esperienza sovramondana, oltre questo piano fisico.

Coloro che intraprendono questo processo in ultimo scoprono che così come loro stessi sono eterni esseri spirituali così lo sono anche tutti gli altri. E non solo ci sono tantissime particelle di coscienza come lo siamo noi chiamate Atma nelle Scritture, ma c’è anche ciò che è chiamato Paramatma o l’Atma suprema, l’Atma originaria e centrale da cui tutte le altre atma provengono, sono sostenute e, più ancora specificatamente, da cui ogni altro essere vivente è amato. Fanno esperienza di questo: perfino al loro interno, all’interno dell’atma c’è questa presenza del Paramatma. In altre parole si connettono con l’Anima Suprema, l’Essere Supremo. E… quello è fantastico! Quella è l’esperienza più intensa, eccitante e coinvolgente che una persona possa mai avere! Questo in realtà è lo scopo della vita!

La forma finale dello Yoga

Quindi, in queste persone che hanno intrapreso questa scala dello yoga, che hanno cominciato con l’azione disinteressata (Karma Yoga), che hanno avuto la realizzazione del sé (Jnana yoga), che hanno cominciato a meditare e che infine si sono ripulite totalmente da tutti i condizionamenti dell’esperienza materiale e hanno avuto l’esperienza dell’Anima Suprema, emerge automaticamente la forma finale dello yoga, la bhakti, la devozione.

Sri Sri Radha-Krishna, la Coppia Divina

Ma la grande notizia, la notizia davvero felice è che c’è una scorciatoia per tutto questo! Non è che dobbiamo tutti salire su questa scala e diventare asceti meditativi e seguire meticolosamente questo metodo rigoroso di decondizionamento della mente da tutte queste cose materiali.

La cosa meravigliosa, la cosa davvero dolce di tutto questo è che il Bhakti yoga può essere praticato da chiunque. Questa cultura dell’amore e del servizio al Supremo puoi cominciarla adesso, puoi cominciare oggi stesso!

Ed è davvero efficace perché in realtà è un’espressione della natura che tu già possiedi e quindi produce in maniera molto efficiente, come effetto collaterale, ciò che è chiamato citta shuddhi: la purificazione della mente, la realizzazione del sé, la capacità di concentrazione e la meditazione. Tutte queste cose arrivano automaticamente attraverso il Bhakti yoga.

L’unico “ostacolo” è che richiede la fede, mentre invece per l’altro processo non è richiesto avere fede, devi solo praticare e automaticamente il risultato verrà a te. Ma se cominci questa pratica del Bhakti yoga con un po’ di fede allora potrai ottenere in maniera molto efficace e rapida l’esperienza suprema e auto-evidente del divino.

Quindi la Bhagavad-gita in sintesi descrive queste due vie dello yoga: la prima è quella della scala completa e sistematica che può essere percorsa da chiunque indipendentemente dal proprio credo o fede attuale; la seconda, la via della Bhakti, può essere in intrapresa da coloro che hanno la capacità di avere fede e confidare nell’autorevolezza delle Scritture e dei Maestri. Così, in maniera molto rapida, possono arrivare allo stesso risultato.

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